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Connessione tra sangue ed alimentazione


Gli anticorpi diretti contro un gruppo sanguigno differente dal nostro sono i più potenti in assoluto all’interno del sistema immunitario.

La maggior parte degli anticorpi di solito viene prodotta sotto l’influsso di un determinato stimolo, come ad esempio una vaccinazione oppure un’infezione; mentre gli anticorpi dei gruppi sanguigni vengono secreti automaticamente! Ossia se vi è un intruso, automaticamente scatta la risposta di agglutinazione ed eliminazione.

E vi è molto di più per quanto riguarda questo aspetto. I ricercatori operanti in questo ambito hanno scoperto che (citando sempre le parole del dottor D’Adamo nel suo libro) <<Molte sostanze nutritive sono in grado di agglutinare le cellule di alcuni gruppi sanguigni (in modo simile al rigetto), ma non di altri. Ciò significa che un alimento può, per esempio, risultare dannoso per le cellule di un soggetto di tipo A e benefico per le cellule di un soggetto di tipo B. Non a caso, molti degli antigeni presenti sugli alimenti hanno caratteristiche simili all’antigene A o a quello B. Questa scoperta ha rilevato l’esistenza di una correlazione scientifica tra gruppi sanguigni e dieta.>>

Informazioni rimaste inutilizzate per quasi un secolo, finché una minoranza di gruppi di persone tra i quali medici, nutrizionisti, naturopati e ricercatori hanno iniziato ad esplorare queste informazioni vitali per la comprensione del funzionamento del nostro organismo a livello di salute alimentare, ossia gran parte di ciò che influenza tutta la nostra salute fisica ma anche mentale.
      1. Le lectine


Continuando a seguire in questa prima parte dell’elaborato il percorso della logica del dottor Peter J. D’Adamo, tra cibo e sangue esiste, quindi, come spiegato in precedenza, un legame indissolubile, legato al nostro bagaglio genetico in relazione alla nostra evoluzione; infatti, anche se può sembrare sorprendente, il nostro sistema digestivo e il nostro sistema immunitario prediligono ancora gli alimenti consumati dai nostri antenati aventi il nostro stesso gruppo sanguigno. La ragione di ciò risiede in proteine denominate lectine. Proteine con capacità agglutinante nel sangue, e abbondanti nei diversi alimenti, anche quelli considerati benefici “per tutti”.

Un numero considerevole di germi ma anche lo stesso sistema immunitario usufruisce di questa <<colla biologica>> per intrappolare batteri e parassiti; come ad esempio succede nel tratto che collega il fegato alla cistifellea, dove i condotti sono tappezzati da cellule con una superficie ricchissima di lectine.

<<Anche i microrganismi, però, sono ricchi di lectine che funzionano come delle ventose, consentendo loro di ancorarsi saldamente alle mucose del nostro organismo. Spesso le lectine dei virus e dei batteri sono simili agli antigeni dei gruppi sanguigni e costituiscono un vero flagello per le persone che aggrediscono. Le medesime considerazioni valgono per il cibo. Quando mangiamo un alimento contenente lectine incompatibili con il nostro gruppo sanguigno, esse si sistemano in un organo (reni, fegato, cervello stomaco eccetera) e iniziano ad agglutinare globuli rossi in quell’area.>>

Tutto questo a livello sanguigno perché succede? Perché come si diceva nei precedenti paragrafi ed in questo, un determinato cibo presenta le stesse caratteristiche degli antigeni dei gruppi sanguigni, ossia le lectine contenute nei cibi presentano un antigene simile ad un dato gruppo sanguigno, che se ingerito da parte di una persona con gruppo sanguigno differente dall’antigene presente sulla lectina, farà scaturirela reazione di agglutinazione nel sangue. Un esempio: il latte possiede delle lectine molto simili a quelle che ha l’antigene B, ossia gruppo sanguigno B; se un soggetto con gruppo sanguigno A beve del latte, il suo sistema immunitario scatenerà in automatico i meccanismi di agglutinazione nel tentativo di eliminare la sostanza nociva e cercando di rigettarla proprio come farebbe se venisse introdotto del sangue di gruppo sanguigno B! A questo punto entra in gioco anche il sistema digestivo, poiché se una persona di gruppo A ingerisce del latte, seguendo sempre un esempio, la sua digestione inizierà nello stomaco, ma una lectina errata per il nostro gruppo sanguigno è immune dall’azione gastrica che normalmente entra in gioco durante la digestione, quindi la lectina non digerita e rimasta completamente intatta (riconducibile anche a quella sensazione di gonfiore che potremmo sentire dopo un pasto, o dopo aver bevuto una data bevanda) può interagire nel senso di “attaccare” le pareti dello stomaco, oppure proseguire verso l’intestino. Anche qui il corso delle lectine è variabile, poiché può passare nel sangue ed essere trasportata per tutto l’organismo oppure attaccare le pareti intestinali. Ciascuna lectina, che sia quella contenuta nel latte, nei fagioli, nei cereali o nella frutta, è differente e predilige diversi organi, e una volta giunta nella destinazione “prescelta” la lectina, che come sappiamo funge da colla, esercita questo suo effetto collante sulle cellule che la circondano, attirandole a sé e formando dei piccoli agglomerati, che in un secondo tempo verranno distrutti.

Ma causando comunque uno stress non indifferente al sistema digestivo ed al sistema immunitario dell’organismo interessato.

Ma di questo ultimo aspetto parleremo in maniera più approfondita nel prossimo paragrafo.
      1. Connessione tra sangue, alimentazione e salute


Fortunatamente il 95% delle lectine presente nei cibi è facilmente eliminabile dal nostro organismo, o quasi; comunque vi è quel restante 5% di cibi contenenti lectine nocive che se non si ha la giusta consapevolezza di quale siano per il nostro gruppo sanguigno quelle dannose, innescano una serie di reazioni che portano alla distruzione dei globuli rossi. Come già spiegato, le lectine dannose possono attaccare intestino e stomaco scatenando un’infiammazione da non sottovalutare alle mucose di questi organi, avendo sintomi simili a quelli che si avrebbero durante una reazione allergica. Ma non è necessario ingerirne quantità considerevoli, bastano piccole dosi per agglutinare una quantità impressionante di cellule, ovviamente questo accade quando vi è un’incompatibilità tra il proprio gruppo sanguigno e un determinato alimento o una classe di alimenti.

Detto ciò non bisogna “avere paura” del cibo, ma saperlo riconoscere, saper riconoscere quale lectine sono dannose per noi nello specifico e quali no. Ad esempio, il glutine (contenuto nel grano e in altri cereali) ha un potere infiammatorio per l’intestino, il gruppo 0, particolarmente sensibile a questa lectina dovrebbe evitare di mangiarlo, poiché queste persone potrebbero andare incontro ad un’infiammazione molto più facilmente.

Le lectine hanno tutte una forma diversa, quella del grano, ad esempio, sarà differente da quella della soia. Pertanto ciascuna di loro sarà dannosa per alcuni e benefica per altri.

I tessuti nervosi di tutti sono molto sensibili al processo di agglutinazione indotto dalle lectine contenute negli alimenti; le diete per esclusione, come quelle effettuate per i soggetti allergici infatti, sono, ad esempio, molto utili per curare disturbi nervosi; <<ricercatori russi hanno notato che il sistema nervoso degli schizofrenici è più sensibile all’attacco di lectine molto comuni>>.

Ora ci si chiederebbe, ma come si fa a sapere quali lectine sono dannose per il mio organismo e quali invece no?

Il professor D’Adamo ha provato scientificamente, saggiando quasi tutti gli alimenti più comuni in laboratorio, la reazione che questi hanno con i differenti gruppi sanguigni e quando il processo di agglutinazione si determina.

Esiste un metodo più diretto, anche per “i comuni mortali”, che più facilmente ci indica la misura delle lectine dannose presenti nel nostro organismo; si tratta di un semplice esame delle urine nel quale si misura la quantità presente di indacano, un composto organico che indica i fenomeni di fermentazione intestinale. Se fegato e intestino non riescono a digerire o utilizzare correttamente una determinata proteina (le lectine specifiche degli alimenti, si ricorda sono proteine) si producono sostanze chimiche che vengono eliminate attraverso feci ed urine. Eliminando cibi contenenti lectine per noi errate, il livello di indacano nelle urine sarà minimo.

I pazienti del dottor D’Adamo, come afferma egli stesso, spesso non superano l’esame brillantemente poiché anche un ingerimento sporadico di un alimento non consigliato avrà uno smaltimento nel nostro organismo molto lungo, anche se a noi può non sembrare cosi; se ad esempio << un soggetto di tipo A mangia un insaccato, per esempio un po’ di mortadella, i nitriti (sostanze ad azione conservante) in essa contenuti avranno un’attività tossica novanta volte superiore a quella svolta in un soggetto appartenente ad un altro gruppo sanguigno. Questo perché nel tipo A il rischio di sviluppare un tumore gastrico è aumentato e quindi i nitriti, sostanze dotate di attività cancerogena, risultano più tossici>>.

I valori di indacano che sono sufficienti per stabilire l’esistenza di una dieta poco corretta si aggirano intorno a 2,5; i pazienti del dottor D’Adamo seguendo accuratamente la dieta prescritta scendono a valori pari a 1 o anche 0 in appena due settimane.

<< Probabilmente è la prima volta che sentite parlare di questo esame che, peraltro, è stato utilizzato dalla medicina tradizionale fino a pochi anni fa per diagnosticare la presenza di una flora batterica intestinale troppo esuberante. In un prossimo futuro, quando un numero sempre maggiore di persone imparerà a conoscere i legami che esistono tra lectine e gruppo sanguigno, questo test vivrà una seconda primavera>>.

Il professor D’Adamo approfondisce in maniera molto più esauriente queste argomentazioni nel suo libro, affronta il perché dell’efficacia delle sue diete, prescrive le sue diete nel libro stesso, intese come alimentazione corretta per persone appartenenti ad un dato gruppo sanguigno.

In questa tesi affronteremo un discorso più generale, per far sì che ognuno possa riflettere su queste tematiche ed informarsi su ciò che crede utile per se stesso.

Vedremo ora più nello specifico, seguendo comunque sempre le prove scientifiche del dottor D’Adamo, le correlazioni che esistono tra gruppo sanguigno, dieta e i problemi medici a noi più noti.

Arrivati a questo punto, abbiamo acquisito una coscienza preliminare di quanto il nostro sangue sia strettamente legato alla nostra alimentazione che a sua volta è strettamente connessa al nostro stato di salute. Non a caso per sapere se si sta bene o meno si effettuano le analisi del sangue, e per porre rimedio ad un dato disturbo, deficit, o qualsiasi problematica emersa dalle suddette analisi, la risposta curativa più immediata è da parte dei medici quella di prescrivere una larghissima quantità di farmaci, farmaci dai quali ormai siamo diventatati psicologicamente e fisicamente dipendenti.

Il punto di vista che nessuno prende in considerazione è che i farmaci comunemente usati anche per un’influenza, o quelli usati in malattie croniche, sono studiati per agire su una varietà di persone, agendo su un determinato microrganismo o problema “venuto da fuori”, non sulla persona stessa e sul come reagisca a questo intruso e quale sia la sua risposta di tolleranza o meno a questo intruso o al farmaco di per sé.

<<Ciò che realmente occorre è considerare questi rimedi, o per lo meno molti di essi, nella giusta prospettiva: cioè come veleni.>> Veleni per il batterio, non cure per la persona, e di conseguenza veleni per la persona.

La medicina ha fatto passi da gigante negli ultimi secoli, e la ricerca farmacologica ha selezionato farmaci che possono realmente essere utili e capaci di agire in modo selettivo su “quel che non funziona”, ma ce ne sono moltissimi altri che non adempiono a questo compito, e che non si possono ignorare, perché si tratta della propria salute, e lamentarsi dopo, o sentirsi disorientati successivamente alla scoperta di una patologia, mettendosi così nelle mani di qualcuno e al contempo pregando un Dio, non è mai stato utile a nessuno; e il famoso detto “prevenire è meglio che curare” non è mai stato più appropriato.

Basti pensare ai farmaci oncologici per combattere i tumori, che attaccano le cellule malate ma non sono assolutamente in grado di risparmiare quelle sane. Ecco perché magari un ragazzo reagisce “bene” e una persona di cinquant’anni può morire; un ragazzo ha potenzialmente una capacità di rinnovo cellulare che, anche se compromessa dal tumore e dal farmaco, potrebbe aiutarlo, comunque con enorme sforzo, a rinnovare il suo organismo una volta terminato un trattamento; una persona di cinquant’anni ha molto ma molto meno questa possibilità. Non si vuole sminuire i progressi della medicina, solo cercare di assumere un atteggiamento critico, e capire anche le dinamiche che sono alla base di ciò che convenzionalmente, oggi come oggi, è ritenuto “giusto”. Questa tematica verrà affrontata più nel dettaglio nel prossimo capitolo.

Comunque in questo scritto non si ha la pretesa di criticare, né il dottor D’Adamo lo fa, il farmaco in sé, ma il suo utilizzo smodato e poco cosciente.

<<Ma siamo realmente sicuri di utilizzare nel modo migliore antibiotici e vaccini? Come fare a sapere quale farmaco è più indicato per noi e per i nostri famigliari? Ancora una volta, la risposta è nascosta dentro di noi, nel nostro gruppo sanguigno.>

Facciamo un abuso di antinfluenzali, antidolorifici, antibiotici, antistaminici, lassativi, farmaci contro la tosse, mal di gola e quant’altro… non si vuole negare l’utilità di questi farmaci, ma se ne auspica l’utilizzo corretto. Ricordando che ciò che si prende come “anti-qualcosa” in realtà agisce contro sintomi preziosi e contro messaggi che il nostro corpo invia per farci capire dove e quale potrebbe essere il reale problema o carenza.

La problematica forse che ai nostri giorni e più comune è quella legata agli antibiotici e ai farmaci tumorali; l’antibiotico è in grado di sterminare uno specifico ceppo batterico ed eliminarlo. Si penserebbe “favoloso no?”, no. Assolutamente no. Ossia in caso in cui realmente è necessario (si rimanda al libro) ovviamente sì, ma nel momento in cui il termometro ci mostra che la nostra temperatura è salita, per paura, o per affrettarsi a “stare bene” si corre ad utilizzare farmaci per abbassarla o antibiotici per debellare il batterio, non avendo assolutamente consapevolezza che la febbre è solo un sintomo del fatto che il nostro sistema immunitario è entrato in azione e sta cercando di risolvere il problema, e l’antibiotico, a differenza ad esempio dell’echinacea, non lo aiuta a risolvere la problematica, la elimina. Eliminando il problema prima che il sistema immunitario si renda conto di cosa stia succedendo - l’antibiotico, infatti, arriva in un batter d’occhio al batterio, prima delle nostre sentinelle “spegne” così la nostra risposta e forza immunitaria e l’organismo non solo non può più debellare il batterio da solo, magari impiegandoci 5 giorni invece di 3, ma non memorizza nemmeno gli antigeni di quel batterio per sconfiggerlo più velocemente se si dovesse ripresentare. Utilizzando un antibiotico quando non è necessario si elimina totalmente la possibilità di memorizzare gli antigeni di quel batterio, e quindi si induce una facilità di ripresentazione del batterio stesso, perché si è reso il sistema immunitario più debole, anche se per un certo periodo il batterio sembrerà debellato. Non solo, l’uso protratto di un antibiotico altera la flora intestinale, causando diarrea e bruciore di stomaco, richiederà l’uso di integratori, rendendo sempre più debole il nostro sistema immunitario e diventando dipendenti da un farmaco.

Ci sono guerre che devono essere per forza combattute con gli antibiotici, ma per non arrivare a combattere queste guerre si può far in modo che le piccole battaglie vengano sconfitte in maniera diversa e autonoma aiutandosi con ciò che la natura ha già messo a disposizione; resta comunque il fatto che il medico ha la competenza per dire ciò, ma nessuno nega a nessuno di arrivare in uno studio medico con una giusta dose di informazioni sul proprio gruppo sanguigno ed il proprio organismo.

Le domande che bisognerebbe porsi nel momento in cui compare un determinato sintomo, che sia muco, mal di testa, dolori articolari, bruciore di stomaco, febbre… sono quelle che ci portano a capire, a seconda dello stile di vita adottato nell’ultimo periodo, quale sia la causa, e se il sintomo si ripresenta spesso o meno nel corso del tempo. Non tutti i sintomi e malattie possono essere affrontati in modo autonomo, ovviamente, e utilizzare farmaci in maniera autonoma è ciò che di più sbagliato si possa fare. Lo stesso discorso vale anche per i rimedi naturali, che hanno anche loro un'immensa potenza. E consultarsi con un medico o chi si preferisce è la scelta più corretta, ma andarci con delle nozioni proprie sulla propria persona, é ancor meglio.

Per dare un accenno delle specificità delle quali parla il dottor D’Adamo nel suo libro, e per far capire meglio questo concetto, si procede ad un esempio: gli antistaminici, utilizzati per curare disturbi legati ad allergie, oltre a dare una fastidiosa sonnolenza, possono aumentare la pressione arteriosa, conseguenza particolarmente dannosa per coloro che sono di tipo A o AB, questi farmaci infatti potrebbero anche causare problemi alla prostata ed avere altri tipi di effetti collaterali terribili.

Esistono però delle specificità anche a livello di rimedi naturali, ad esempio per la febbre nel libro si consigliano diversi rimedi, ma tra questi l’erba gatta è poco indicata per il gruppo sanguigno A. Anche se ovviamente le controindicazioni di un rimedio naturale poco adatto rispetto all’assunzione di un farmaco errato o poco tollerato sarebbero meno dannose e l’organismo avrebbe meno difficoltà nello smaltimento delle tossine ingerite, non sarebbe indicato comunque. Si rimanda, per maggiori dettagli sulle medicine convenzionali e per i rimedi naturali, relativamente al proprio gruppo sanguigno, al libro “Eat for your type”, del professore.
      1. Perché alcune persone si ammalano ed altre no?


Stiamo cercando risposte a questo quesito di volta in volta che si procede con questo elaborato, fino ad ora abbiamo esaminato la storia dell’uomo, il suo gruppo sanguigno e la sua soggettività in questione di alimentazione e cure, ma bisogna aggiungere che vi è anche una correlazione tra gruppo sanguigno e maggiore esposizione a determinate patologie.

A chi si ammala la domanda che sorge più spontanea è “ma perché proprio a me?” A prescindere dalle scoperte mediche fatte, questa domanda rimane spesso senza una risposta; ma vi sono scoperte utili che ignoriamo, come ad esempio una predisposizione di un gruppo sanguigno a contrarre determinate malattie. Per capire meglio, ci sono sicuramente persone che si ammalano poco spesso e chi ogni inverno ha raffreddori e influenze, perché? Le persone che non si ammalano avranno sicuramente un gruppo sanguigno che rende il loro sistema immunitario resistente contro le infezioni.

Chi ha il gruppo sanguigno A deve stare particolarmente attento poiché ha un sistema immunitario pigro che non si preoccupa molto di eliminare le cellule degenerate, e queste ultime accumulandosi potrebbero far insorgere tumori, guardare in faccia la realtà non deve spaventare, ma rendere consapevoli, per prevenire. E la prevenzione è nell’informazione e conoscenza del proprio organismo, una eventuale TAC o qualsiasi altro tipo di controllo di questo tipo, non sono definibili come prevenzione, ma metodologie per appurare l’esistenza o meno di una patologia. Si noterà dopo aver preso determinate precauzioni come tutto verrà spontaneo perché inevitabilmente ci si sentirà meglio con un alimentazione giusta, davvero. Sempre nel libro “alimentazione su misura” o dal titolo originale “Eat for/4 your type”, il dottor D’adamo descrive in maniera approfondita ogni patologia e infezione, nello specifico per ogni gruppo sanguigno, in questa sede ci occuperemo della patologia più diffusa ora come ora, i tumori.
      1. Il cancro


Chiunque abbia avuto un’esperienza di cancro in famiglia sa bene quanto questa malattia sia straziante, assurda, misteriosa e degenerativa, fisicamente e mentalmente. Le tappe che portano alla morte ogni giorno milioni di persone sono di solito sempre le stesse, prima una mastectomia (operazione al o ai seni per toglierne il contenuto), chemioterapia, e se tutto procede “bene”, 5 anni di tamoxifene o altri chemioterapici per bocca che danno luogo a controindicazioni mostruose sia dal punto di vista mentale che fisico, In seguito a questa terapia, si hanno le prime recidive poiché la protezione “garantita” è di 5 anni, segue altra chemioterapia così da dare sempre più spazio alle cellule malate e non a quelle sane, e poi si entra in quella che viene chiamata fase terminale, ossia il corpo e la mente, esausti, muoiono.

Il dottor D’Adamo afferma che esiste una correlazione tra gruppo sanguigno e cancro; e che i dati disponibili in proposito mettono in evidenza che l’incidenza di queste patologie colpisce maggiormente chi è di gruppo A o AB, che sono anche coloro che possiedono un sistema immunitario più pigro, quindi chemioterapie per via endovenosa e chemioterapie per bocca sono ancor meno tollerate rispetto ad altri gruppi. Sono disponibili dati scientifici in merito a questo, ma non dati che dimostrano perché il gruppo 0 e B si ammala con più difficoltà di tumore, ma la ricerca prosegue sta procedendo anche in questo senso.

Sicuramente il gruppo sanguigno non è il solo tassello per comprendere la ragione dei tumori, le cause sono molteplici, come la familiarità alla malattia, persone che nella propria famiglia hanno già avuto questo tipo di problematica, l’inquinamento, le radiazioni, la miriade di sostanze chimiche con le quali entriamo in contatto ogni giorno e le abitudini di vita. Ciò che cerca di fare D’Adamo è di capire non solo chi ha una predisposizione a questo tipo di patologia, ma chi ha la possibilità di uscirne vittorioso.

E trova la chiave nelle lectine.

Le lectine, avendo un potere agglutinante, come detto in precedenza, hanno anche il potere di attirare a sé e di agglutinare le cellule cancerose. Agiscono come una sorta di catalizzatore delle funzioni immunitarie, proteggendo le cellule sane.

Come avviene questo processo? Una cellula sana è in grado di produrre zuccheri in modo controllato e specifico, una cellula malata non ha più il controllo di nulla, e gli zuccheri sulla sua superficie vengono prodotti in quantità eccessive, inoltre non riesce più ad andare in apoptosi (ossia la morte cellulare, una cellula funzionante se si accorge di essere malata, si “suicida”); proprio per questi zuccheri abbondanti sulla superficie delle cellule però, sono più sensibili ad un effetto agglutinante. Ma l’impiego delle lectine è limitato, ed è davvero uno spreco poiché come si diceva, i nostri alimenti ne contengono delle più svariate forme e tipi, e utilizzando queste potenzialità si aumenterebbe di gran lunga la possibilità di sopravvivenza degli ammalati e davvero “la qualità di vita”.

Attualmente il cancro al seno, tra l’altro uno dei più diffusi, è il cancro per il quale è stata riconosciuta un’esistenza tangibile in correlazione alle lectine. E gli effetti potrebbero essere assai vantaggiosi soprattutto per i gruppi A e AB che non rispondono bene alle cure tradizionali come i gruppi 0 e B, anch’essi comunque sottoposti ad uno sforzo fisico non indifferente con chemioterapia e via dicendo, ma che riescono ad avere una reale guarigione più facilmente.

Il perché di questa differenza <<può essere dedotto da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet nel 1991, secondo la quale era possibile stabilire a priori la tendenza di un tumore ancora localizzato alla mammella, a invadere i linfonodi ascellari. Tutto questo utilizzando una tecnica molto semplice, che consisteva nel mettere le cellule tumorali a contatto con una lectina estratta da una lumaca commestibile, l’helix pomatia: una agglutinazione spiccata era indice di metastatizzazione. E guarda caso, la lectina dell’Helix pomatia è altamente specifica per il gruppo sanguigno A. In altre parole, le cellule del tumore che modificano la loro struttura antigenica fino ad acquisire caratteristiche molto simili a quelle dell’antigene A sono in grado di aggirare il nostro sistema di difesa e di aggredire i linfonodi>> (prima difesa del sistema immunitario). Ciò accade meno nei soggetti di tipo 0 e B poiché sono in grado di riconoscere più facilmente gli intrusi e cacciarli.

Non bisogna spaventarsi se si possiede un gruppo sanguigno di tipo A o AB, anzi conoscere i propri punti deboli sarà utile per rafforzarli. Nelle pagine del libro “Eat for your type” o tradotto in italiano “Alimentazione su misura”, dalla pagina 310 alla 317, sono indicati tutti i consigli da seguire se si ha questo gruppo sanguigno e come evitare l’insorgenza di queste patologie, o come contrastarle. Se ne cita qualcuno; grassi animali e proteine rappresentano un impegno gravoso da digerire per il gruppo A, si dovrebbe farne a meno e prediligere alimenti particolari come ad esempio la soia. Le proprietà della soia, infatti, sono quelle che ha il Femara o il Tamoxifene, chemioterapici per bocca, solo che la soia se mangiata prima preverrà l’insorgenza del tumore, mangiata dopo aiuterà comunque il fisico nel debellare la malattia. Perche la soia è così importante? <<Perché le agglutinine contenute nel tofu sono in grado di indentificare selettivamente le cellule degenerate che producono antigeni di tipo A e di favorirne l’eliminazione!>>

Tutto ciò è particolarmente efficiente nei tumori al seno. La soia è stata utilizzata come << “ripulitore” delle cellule cancerose dei campioni di midollo osseo. Mi riferisco, in particolare, a un lavoro sperimentale condotto su donne affette da carcinoma mammario che dovevano essere trattate con terapie farmacologiche a dosi tanto elevate da risultare tossiche per il midollo osseo. Per ovviare all’inconveniente, i ricercatori hanno prelevato, prima della cura, un po’ di midollo osseo e l’hanno ripulito dalle cellule cancerose utilizzando una lectina estratta dalla soia. In un secondo tempo le pazienti hanno ricevuto un auto-trapianto di midollo osseo. >> tra l’altro la soia contiene sostanze in grado di regolare il bilanciamento ormonale e ridurre l’apporto di sangue e ossigeno alla massa tumorale. Per chi non ama il Tofu (che comunque ha un sapore neutro, e può essere condito come più piace, e utilizzato a piacere in insalate, minestre, e quant’altro) dovrebbe vederlo come medicina preventiva e chiedersi se preferirebbe fare la chemioterapia o mangiare il tofu in una bella insalata tutti i giorni.

<<Probabilmente la bassa incidenza di tumori del seno osservata tra le donne giapponesi è da attribuire proprio alla dieta ricca di soia>> (e di alghe), anche se negli ultimi anni, con l’influenza occidentale nella loro alimentazione, i tassi di tumore al seno e quelli del tumore in generale stanno crescendo.

Ma come si può dedurre da quanto detto esistono alimenti come la soia e mille altri, e lectine contenute in essi, che hanno lo stesso effetto, se non più forte e meno nocivo, di farmaci attualmente utilizzati nella medicina tradizionale.
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